Amo la città: i suoi rumori, la sua insonnia, la sua frenesia, territorialità marcata e definita, incisa nel cemento e nell’asfalto, definizione di ogni struttura e inconsistenza materiale, la sua voracità insensibile che si ingoia tutto e tutti e se lo porta via in un vortice di avvenimenti e mutamenti.
Mi piace essere pervasa da quella sua costante instantanea possibilità che dal cemento arroventato dal caldo dell’estate effluvia e mi invade scorrendo nelle mie vene come il sangue mentre le finestre dei palazzi osservano mute e gli pneumatici stridono.
I colori dei semafori che si alternano accendono come un’arcobaleno elettrico i miei occhi
Sono un unico centro ricettore che capta impressioni e le rigira diffondendole
Momenti di distensione e di riconciliazione ad ogni tramonto mi sovvengono mentre quel sole irreale si tuffa ed affoga dietro le antenne ed i comignoli.
In nessun altro luogo vorrei vivere…

TAZ - il mostro della Tasmania
